Da alcuni punti panoramici di Forca d'Acero, valico di confine tra Lazio e Abruzzo, tra le province di Frosinone e dell'Aquila, a 1500 metri d'altitudine, si puo' dominare l'ampia conca della Valle di Comino, quasi interamente cinta da monti, che per secoli l'avevano resa sicura, quasi inaccessibile e
per certi versi segregata tra un sistema di doline carsiche, di torri e fortezze medievali (Campoli Appennino, Vicalvi, Alvito, S. Donato e Picinisco) e la dura vita contadina e pastorale.
Oltre, in lontananza, s'intravede Arpino, patria di Cicerone, e il Monte Cairo, assieme ai rilievi del'’industriosa media valle del Liri che, a loro volta, dominano il sorano, con diramazioni, stradali e ferroviarie, sia verso il frusinate, sia verso la marsica fucense. Si osserva, ancora, il varco tra i monti che dalla sannita Atina porta all'invisibile cassinate, ai piedi dell'Abbazia "madre", quella di Montecassino, da cui si e' propagata la civilta' occidentale, per opera di San Benedetto, patrono d'Europa.
La strada da Cassino ad Atina fino a poco meno di un secolo fa non era agevole, ma questo non ha impedito ai viaggiatori del Grand Tour, fra i quali ad esempio lord Craven, di ammirare la Valle di Comino. Oppure di fermarsi per lunghi periodi in angoli remoti della stessa, trovandovi la fonte d'ispirazione, come accadde al celebre scrittore inglese Lawrence, che ambiento' il romanzo "La ragazza perduta" a Picinisco.
Oggi, pero', le strade di comunicazioni "vere" ci sono, e il percorso dall'agro cassinate al cominese e' agevolato dal tratto Sora-Cassino di una superstrada che, collegando Formia ad Avezzano, dal mare alle montagne, e' parte del fondamentale collegamento tra il Tirreno e l'Adriatico. |
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Non lontano da Forca d'Acero, in una valle dentro la valle, quella di Canneto, in territorio di Settefrati, si venera da secoli la madonna nera, con pellegrinaggi provenienti da diverse regioni. Al suo posto, in epoche ancor piu' antiche, vi era un altro culto, quello della dea Mefiti, indissolubilmente legato all'acqua. Le acque, assieme alle montagne, costituiscono un elemento essenziale, non soltanto del paesaggio e della sussistenza alimentare, ma anche dell'economia del territorio rientrante nel
Gal "Versante laziale del Parco nazionale d'Abruzzo" (Gal Versante Laziale del PNA).
Se e' vero che caratterizzano i suggestivi scenari delle gole del Lacerno e del Melfa, così come i laghi di Posta Fibreno (riserva naturale) e di Cardito (Vallerotonda), le acque hanno anche dato per secoli lavoro ai "valligiani", sostenendo una significativa produttivita' industriale.
Le cartiere e i lanifici del triangolo Sora-Isola-Arpino, alimentate dalla forza motrice indotta dallo sfruttamento dei fiumi Fibreno e Liri, hanno, infatti, primeggiato nell'industria europea sette-ottocentesca, e oggi ne viene tutelata la memoria nei testi scientifici di archeologia industriale e nei musei delle lane e delle carte.
Ma l'acqua, si sa, e' vita. E con e grazie ad essa le popolazioni di queste zone hanno rappresentano delle vere "civilta'" millenarie. Non solo l'Atina sannita, che per decenni diede scacco agli eserciti della citta' eterna, la stessa Atina che la leggenda vuole fondata dal dio Saturno, ma anche Veroli, ad esempio, caratterizzata da imponenti mura romane.
Sempre in territorio di Veroli trova posto, peraltro, il simbolo dell'operosita' cistercense, con l'Abbazia di Casamari.
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L'operosita' e'in genere testimoniata, nel territorio del Gal Versante Laziale del PNA, da un'economia che si regge ancora, con saperi diversi e con
forze-lavoro certo minori rispetto al passato, sull'artigianato,
sullo sfruttamento razionale dei boschi (Colle S. Magno e Monte San Giovanni Campano), sulla raccolta di funghi, castagne (celebri quelle di Terelle) e tartufi (a Campoli Appennino si trovano sia il bianco che il nero), sull'olivicoltura e sui tanti molini, così come sulla viticoltura: ad esempio, introdotto nella seconda meta' dell'800, il cabernet ottenuto dai
vigneti sparsi fra i territori di Atina, Gallinaro e Alvito vanta oggi il marchio doc ed e' esportato in tutto il mondo.
Sempre in questa terra al confine tra Lazio e Abruzzo, nel 1922 hanno disegnato su carta e subito inaugurato il Parco nazionale d'Abruzzo (oggi Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise), prima area protetta d'Italia, introducendo il concetto di sviluppo sostenibile.
Il contatto con la natura e' immediato e travolgente. Infatti non e' infrequente che, per lo piu' in ore notturne, si possa incontrare l'orso bruno marsicano, simbolo per eccellenza del Parco, di cui si trovano "tracce"
anche in storie e leggende antiche.
Rappresentato, in una cronaca cinquecentesca, durante una lotta corpo a corpo con l'uomo, all’interno di "Fossa Maiura", dolina di origine carsica presente nel territorio di Alvito, le tradizioni locali registrano l'orso talvolta al seguito dei montanari suonatori di Picinisco e di San Biagio Saracinisco, talvolta intento a ballare in compagnia degli abitanti di Vallerotonda.
Il Parco, com'e' noto, significa anche turismo. E per portarvi il turista avevano anche pensato, negli anni Venti del '900, ad un'autostrada che congiungesse Roma a Napoli, con uscita a Cassino, configurando un ideale itinerario in cui si intrecciassero, senza soluzione di continuita', le peculiarita' dell'area, ossia arte, fede e natura.
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| Da quei tempi sarebbe dovuto passare quasi mezzo secolo prima che si potesse vedere realizzata una moderna autostrada che, collegando le "tre Italie", portasse a ridosso del territorio del Gal Versante Laziale del PNA.
Di "autostrade", tuttavia, ce n'erano gia' nei dintorni, varcavano monti e venivano percorse fin da epoche remote, ma si chiamavano in un'altra maniera e avevano altri scopi.
Erano i tratturi.
Oggi, quasi del tutto inaccessibili, il loro ricordo aleggia nella tempra, nella vitalita' e nel dinamismo delle popolazioni che li utilizzavano. Certo, non esistono piu' i grandi greggi di pecore transumanti, che da qui e dall'Abruzzo piu' impervio venivano condotte nel fertile Tavoliere di Puglia.
Le pecore e i pastori, oggi, si possono contare facilmente senza doversi addormentare.
C'e' piu' stanzialita', ma il lavoro della vita pastorale e contadina, scandita ancora da usi e in parte da mezzi tradizionali, prosegue e viene valorizzato, anche attraverso un'adeguata commercializzazione.
I prodotti tipici, formaggi e ricotte, tartufo, farro, cannellini, l'olio e il vino, così come i torroncini, si possono assaporare tanto in piccoli punti-vendita quanto all'interno di confortevoli strutture ricettive, ristoranti e agriturismi, che fanno (ri)scoprire la genuinita' di una vita d'altri tempi, assieme alle ricchezze delle storie e delle tradizioni locali.
Tutto questo anche grazie agli incentivi del Gal Versante Laziale del PNA.
Qui, nel territorio del Gal Versante Laziale del PNA, la memoria e' protetta. |
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