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Nuovi progetti del Gal: Santi ma non troppo...

Storia di un sogno diventato realtà, o meglio, impresa a otto mani.

Santo Bevitore: que­sto il nome di que­sto piccolo “risto­rante” a Terelle, nato da pochi mesi ma che ha avuto, da subito, un suc­cesso fuori dall’ordina­rio. Forse perché il Santo Bevitore è un’idea nata da quattro ragazzi, legati prima di tutto da una fra­terna amicizia, e poi dal­la passione per il cibo, il vino e l’i­dentità loca­le. Benedet­to, Rocco, Luigi e Giu­liano, ognu­no di loro con una pro­pria occupa­zione, com­pletamente estranea a quella della ristorazione. Un laureato in legge, un commercia­lista, un architetto e un geometra.

A loro abbia­mo chiesto come è nata questa avventura.

Perché il Santo Bevitore?

La parola chiave è: pas­sione comune per la ri­cerca dei prodotti tipici. Diventata quasi un’os­sessione per le eccellenze locali. Per noi la tradi­zione non rappresenta la nostalgia bensì la scoper­ta. Scoperta della propria terra, scoperta del pro­prio passato. Nonostan­te nessuno di noi avesse mai preso una zappa in mano, abbiamo impara­to che non c’è scuola di vita migliore che l’agri­coltura. Coltivare la Ter­ra insegna la pazienza, la cura, il rispetto della na­tura e dei suoi ritmi. In­segna che non puoi con­trollare tutto, che devi affidarti a qualcosa che è più grande di Te. Studia­re, lavorare, sperimenta­re e aspettare i frutti del tuo impegno. È questa la filosofia del SantoBe­vitore... colto e mangiato come una volta! Tornare all’agricoltura e ai sapori di una volta. Tornare in­dietro per noi non signi­fica peggiorare ma mi­gliorare.

Come nasce il Santo Bevitore?

Essendo dei grandi culto­ri della tavola, e assidui frequentatori di ristoranti e locande, abbiamo sen­tito l’esigenza di colmare un vuoto che ritrovava­mo duran­te le nostre “spedizio­ni di for­chetta”. Non c’era più nessun ristorante che faces­se i piatti di una vol­ta; quel­li della do­menica a casa, quando tutti si ritrovano intor­no ad una tavola. Quello che mancava era l’atmo­sfera che si respira nel­le case degli italiani. Non solo fare il piatto di una volta, ma come una volta.

Da dove siete partiti?

Dalle nostre esperien­ze. Dalle nostre passio­ne. Dalle nostre tradizio­ni. Avendo tutti e quattro lavori completamente opposti a quelli del ci­bo, nei finesettimana, ab­biamo iniziato a studia­re il nostro territorio. Le nostre radici. La nostra identità. Questo cammi­no è stata una scoperta, continua, affascinante, sorprendente.

Abbiamo conosciuto paesaggi, in­contrato volti, ascoltato storie che non avremmo mai immaginato potesse­ro appartenerci. Lo ab­biamo fatto con la pan­cia e le orecchie a terra. Consapevoli di non aver nessuna conoscenza a ri­guardo. Ci siamo sempre fidati solo della nostra passione e del nostro en­tusiasmo e, molte volte, del nostro palato! Quello che mancava era mette­re in rete i contadini del territorio, farli conoscere creando una piccola co­munità. La comunità dei “padri delle eccellen­ze”…

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