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Le aree rurali e le caratteristiche del LEADER [a cura di Loreto Policella]

La distinzione fra “rurale” ed “agri­colo”  è sempre meno accentuata in Ita­lia dove le aziende agricole occupano quan­to è lasciato libero dall’urbanizzazione, dalle infrastrutture, dagli insediamenti civili e produttivi dei centri urbani.

L’evoluzione del­le imprese agricole fa­miliari e i mutamenti di natura insediativa, socia­le ed economica hanno portato ad una ridefini­zione del concetto di zo­ne rurali e di economia rurale.

La Commissione Eu­ropea, per classifica­re i territori come rura­li o urbani, utilizza una metodologia basata sul­la densità di popolazione. So­no considerati rurali i ter­ritori che registrano una densità di popolazione inferiore a 150 abitanti per km.

L’acronimo “LEADER” può essere tradotto co­me “Collegamenti tra azioni dello sviluppo economico rurale”. L’unità amministra­tiva di base è il Gruppo un organismo senza fi­ni di lucro, aperto a tut­ti i soggetti presenti sul territorio. La fase pilota di LEADER (1991­1993) ha interessato 217 re­gioni d’Europa.

Nell’at­tuale programmazione (2007­-2013) l’approccio Leader è ormai divenu­to parte integrante del­la politica di sviluppo ru­rale dell’UE interessando circa 2.200 territori rurali (GAL) nei 27 Stati mem­bri.

LE 7 CARATTERISTICHE DEL PROGETTO LEADER.

1. L’approccio dal basso.

L’approccio ascendente implica che gli attori lo­ cali partecipano alla de­cisione della strategia e alla scelta delle priorità, elaborando il Piano di Sviluppo Locale. Il coin­volgimento degli attori localiinclude la popolazio­ne in senso lato, i gruppi d’interesse socioecono­mico e le istituzioni pub­bliche e private rappre­sentative.

2. L’approccio territoriale.

L’approccio Leader si at­tua nel territorio dei Co­muni soci del Gal, un ter­ritorio omogeneo, con tradizioni e identità co­muni circa il quale il Gal individua “punti di for­za e debolezze, minacce ed opportunità”, nonché i principali ostacoli che frenano lo sviluppo so­stenibile.

3. Il partenariato locale.

Il Gruppo di Azione Lo­cale (GAL), ente senza fi­ni di lucro, associa en­ti pubblici e privati in un partenariato locale, che garantisce partecipazio­ne dal basso e sostegno con finanziamenti euro­pei.

4. L’integrazione e la multisettorialità.

Il LEADER è un program­ma di sviluppo “multisettoriale” per i territori rura­li europei: le azioni e i progetti locali previsti devono essere collega­ti e coordinati come un insieme coerente. Il GAL è un raggruppamento di soggetti spesso molto di­versi tra loro; è proprio la loro diversità a rappre­sentare una opportunità di innovazione.

5. Il collegamento in rete.

Il Gal è una rete di atto­ri locali che coopera me­diante “reti nazionali” e “reti europee”. La creazione di reti permette di trasferire buone pratiche, diffondere l’innovazione, instaurare
relazioni tra le persone, i progetti e i territori rurali, aiutandoli a superare l’i­solamento.

6. L’innovazione.

I GAL devono apporta­re al territorio nel quale operano “soluzioni inno­vative” che rappresentano uno stimolo alla ricer­ca costante di soluzioni nuove, inedite e talvolta persino audaci.

7. La cooperazione interterritoriale ed internazionale

La cooperazione inter­territoriale conferisce ”dimensione europea ”allo svi­luppo locale dei territori rurali. Essa consente lo scambio, la condivisione e il trasferimento di co­noscenze. In Italia le aree rurali so­no individuate nel Pia­no Strategico Nazionale Regioni, utilizzando una classificazione delle tipo­logie di aree rurali (Zone D, C e B) e dei poli urba­ni (Zona A).

[a cura di Loreto Policella]

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