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Uscire dalla crisi... strategie e fondi europei [a cura di Elide Di Duca]

In questo numero del giornale si pubblicano nuovi bandi per il cofinanziamento di attività che vanno dall’artigianato agroalimentare al commercio, dall’agricoltura al turismo, dalla riqualificazione dei borghi ai servizi pubblici e privati alla persona.

In questo secondo numero di Galver­la stiamo pubblican­do nuovi bandi per il co­finanziamento di attività che vanno dall’artigia­nato agroalimentare al commercio, dall’agricol­tura al turismo, dalla ri­qualificazione dei borghi ai servizi pubblici e pri­vati alla persona.

A tale proposito, abbia­mo posto alcune doman­de al presidente del Gal Loreto Policella.

Il GAL opera esclusivamente nelle aree rurali, ma cosa si intende per area rurale?

Le “aree rurali”, non devo­ no essere confuse con “aree agricole”anche se le contengono, sono le
aree geografiche esterne ai territori classificati ur­bani. Alla rigida divisio­ne del territorio tra città e campagna, che antica­ mente era definita dalle mura di cinta a protezione delle città, si è pro­gressivamente sostituita, dalla rivoluzione indu­striale in poi, una mag­giore integrazione tra territorio costruito e terri­torio agricolo. Molto del territorio europeo oggi è costituito da questa inte­grazione.

Per area rurale, pertanto, non si intende soltanto il territorio con vocazio­ne agricola, come spesso si immagina, ma tutte le aree non urbane. Circa il 50% della popolazione dei 27 Stati membri dell’UE
vive in zone definite ru­rali, le quali coprono oltre il 90% del territorio europeo.

Anche in Italia le aree ru­rali sono più del 90% della superficie nazionale.

In provincia di Frosino­ne, esclusi alcuni cen­tri urbani come Frosino­ne, Cassino, Sora e pochi altri tutto il resto del ter­ritorio può definirsi area rurale.

Perché le aree rurali sono così importanti per l’Europa?

Il concetto di rurali­tà, nel corso degli an­ni, è stato oggetto di rinnovata attenzione, particolarmente nei paesi occidentali ed europei, non solo per la sua esten­sione, ma anche perché queste aree si sono rive­late portatrici di diverse e complementari identità storiche, culturali ed eco­nomiche a cui l'Europa non ha voluto rinuncia­re, considerandole un punto di forza e del pro­
prio modello di svilup­po e non un problema o una diversità da unifica­re.

E, stato quindi possibi­le concepire, per le aree rurali, un modello di svi­luppo sostenibile perché
rispettoso delle singole caratteristiche, geografi­che, storiche, paesaggi­stiche, ambientali.

E' nata una innovativa modalità di programmazione del­le politiche nelle aree ru­rali, l’approccio dal bas­so ascendente, per dare adeguate risposte alle esigenze primarie dei cit­tadini che vi vivono, svi­luppandone le poten­zialità ed accrescendo la coesione sociale e la qualità della vita.

La me­ todologia LEADER, or­mai alla quarta program­mazione comunitaria, è una efficace opportunità per rendere possibile tut­to questo.

I 28 Comuni aderenti al Gal, hanno quindi dei vantaggi ad essere classificati “territori rurali?”

Il vantaggio per i no­stri territori consiste in­nanzitutto nella possi­bilità di concepire uno sviluppo sostenibile ri­spetto all’identità, fon­dato innanzitutto sulle risorse locali, compati­bile con le strategie fis­sate a scala continenta­le, e quindi competitivo rispetto agli scenari eco­nomici mondiali e glo­bali.

Inoltre, i Comuni, Comunità Montane, As­sociazioni, Imprese, cit­tadini possono utilizza­re per questo sviluppo fondi comunitari.

[a cura di Elide Di Duca]

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