Di qualità elevatissima, anche se ancora non universalmente noti, i tartufi che si raccolgono sulle alture fra Campoli Appennino e gli altri paesi del Parco Nazionale d’Abruzzo sono di tipo pregiato e vengono in gran parte esportati. I tartufai di Campoli, attivi fin dal 1500 e fornitori della Casa Reale di Napoli e del vaticano, raccolgono nel territorio comunale e nei comuni vicini, da ottobre a gennaio, sia il tartufo nero pregiato
(Tuber Melanosporum Vitt), sia il tartufo bianco (Tuber Magnum Pico).
In primavera è possibile degustare il tartufo bianchetto o marzuolo (Tuber Borchii Vitt) mentre in estate è diffuso il tartufo scorzone (Tuber Aestivum).
Funghi sotterranei, i tartufi crescono in simbiosi con le radici di alcuni alberi, per lo più querce;
se non vengono raccolti, raggiunta la maturazione, si decompongono disperdendo nel terreno milioni di spore e provvedendo così alla salvaguardia della specie.
Il tartufo rappresenta un condimento molto raffinato, apprezzato sulle tavole dei nobili fin dall’antichità.
La sua rarità giustifica l’elevato costo sul mercato ma il suo utilizzo è diffuso nei ristoranti locali.
Molto vario è patrimonio gastronomico ottenuto mediante l’uso dei tartufi: dal semplice condimento usato per le paste fresche alle salse per aromatizzare i crostini e pietanze, ai dolci a base del prezioso fungo tuberoso.
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