L’antica “Verulae” degli ernici, rappresenta uno dei centri della Ciociaria più ricco di storia, cultura ed arte. Arroccato su un colle, ove nella parte più alta è sita l’acropoli e più in basso la città vera e propria, domina l’area interna che collega la valle del Sacco con la conca sorana, controllando il nodo strategico che unisce le città di Ferentino, Alatri e Sora.
Libero Municipio nel IV° secolo a.C. ebbe governo ed istituzioni simili a quelle dell’Urbe. Saccheggiata nel IX° secolo dalle incursioni dei saraceni, assoggettata a giurisdizione feudale del vescovo intorno all’anno Mille. Le lotte fra papato e impero videro Veroli sede pontificia per tre anni nei quali si costruì ospedale per lebbrosi; con Onorio III si consacrò la nuova chiesa cistercense in Casamari. Le lotte cessarono solo con l’avvento angioino sul trono napoletano. Nei successivi tre secoli Veroli continua ad essere interessata dalle lotte fra papato fino a quando, verso la fine del Cinquecento, si inizia un processo di riordinamento della società civile e politica, con la città che si arricchisce di un pregevole patrimonio edilizio civile. La Veroli di oggi, che fortunatamente ha subito solo lievi danni dal passaggio della seconda guerra mondiale, è organizzata intorno a tre nuclei principali: la parte superiore che sale verso la rocca di San Leucio, la zona mediana intorno alla piazza principale ed il rione basso Santa Croce. Numerosi i reperti presenti nel suo territorio: resti di ville romane, l’area archeologica della ex città di Cereatae, la cinta muraria ernico-romana del tipo poligonale a protezione dell’acropoli, il torrione triangolare di San Leucio e diverse torri, le porte di accesso e i famosi Fasti verolani, una lastra marmorea sulla quale sono incisi i primi tre mesi dell’anno del calendario romano. Chiese, palazzi, monumenti, e opere d’arte, e la ricca biblioteca Giovardiana, una delle più antiche biblioteche pubbliche d’Italia, con oltre 20.000 volumi. Ma il vero gioiello presente nel territorio verolano è il complesso monumentale dell’Abbazia di Casamari. Con la prima crisi dei benedettini e per l’opera spirituale di Bernardo di Clairvaux, appoggiato dai pontefici, l’Ordine di Citeaux (Cistercium) in Borgogna si diffuse in Italia, e nel 1151 l’abbazia passò ai Cistercensi, già presenti a Fossanova. Questi nel 1203 intrapresero una radicale ricostruzione dell’antico monastero secondo lo stile ed indirizzo architettonico proprio dell’Ordine, sotto la direzione e progettazione di Frà Guglielmo da Milano.
L’edificio fu consacrato da Onorio III° il 15 settembre 1217 e vide tra i suoi ospiti illustri, Federico II° di Svevia il cui cancelliere divenne abate di Casamari.
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