L’attuale nome del paese deriva da una sorgente, che, nel 1732, era denominata
Fons Clara; sino al 1862, infatti, il comune si era chiamato Schiavi.
Si colse l’occasione della proclamazione dell’unità per cambiare il nome in Fontechiari.
Si fa risalire al X° secolo l’origine del borgo costruito ad opera dei monaci benedettini
per il controllo del territorio collocato fra le città di Sora, Alvito, ed Arpino.
Fontechiari, per tutto il medioevo, fu possedimento dei signori delle tre città sopra menzionate, appartenendo anche alla circoscrizione di Vicalvi.
Signoria cassinese, dei D’Aquino, dei Cantelmo per quasi tutto il Trecento e Quattrocento, divenne possesso infine dei Della Rovere che vendettero la contea di Arpino a Giacomo Boncompagni, nel 1583.
All’inizio dell’Ottocento alcune novità furono portate dai francesi, il cui passaggio ha tuttora la rara testimonianza di un vecchio cimitero napoleonico: amministrativamente Fontechiari venne inquadrato nell’intendenza di Caserta, distretto di Sora e circondario di Arpino.
In tale posizione rimase fino all’unità d’Italia.
Dalla fine del secolo scorso il paese è stato soggetto ad una progressiva diminuzione
della popolazione, che ha dimezzato gli abitanti.
Tra i suoi monumenti più interessanti, una antica Torre medievale
dei principi Boncompagni, i cui edifici sono stati trasformati in un palazzotto.
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